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Progetto SORT: Un Progetto di Ricerca che parte da Imola

Si parla di Smart City!

Due giorni fa è stato presentato un innovativo progetto di ricerca che vede come capofila Sacmi Imola, in collaborazione con un pool di Aziende, Università, Istituzioni, per il recupero dei cibi scaduti e cheap herbal viagra buttati. Riporto qui sotto una breve illustrazione del progetto con la rassegna stampa realizzata.

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Il Comune di Imola sarà protagonista della fase di sperimentazione del progetto SORT Tecnologie e modelli operativi per lo Spacchettamento, l’ORganizzazione delle scorte e il Tracciamento dei prodotti alimentari sprecati, redatto dalla GTS Consulting, presentato da una compagine composta da 6 imprese e 2 Università nell’ambito del programma Smart Cities and Social Innovation, e approvato dal MIUR per un importo di oltre 18 milioni di euro.

Il progetto, valutato tra i migliori dieci presentati, affronterà e cercherà di risolvere una serie di problematiche presenti nella filiera alimentare urbana che, nei Paesi industrializzati, portano a un grave spreco di risorse alimentari.

Secondo la FAO, infatti, ogni anno vanno persi 1,3 miliardi di tonnellate di cibo nel mondo e nei Paesi Industrializzati 1,2 milioni di tonnellate di alimenti vengono gettati ogni anno ancora nel contenitore originale.

La filiera degli alimenti ancora oggi non è assistita in modo razionale da sistemi tecnologici avanzati. Inoltre la distribuzione alimentare, dovendo presentare un’offerta continua di merce ai consumatori, genera delle eccedenze e buy non prescription generic viagra paypal spesso i cibi inviati a discarica sono ancora utilizzabili, ma non possono essere impiegati per assenza di idonei sistemi di controllo, logistica e indirizzamento.

Il progetto SORT affronta proprio tali questioni attraverso un sistema di tecnologie innovative che potremmo riassumere in 3 fasi :

  1. SCADENZA : identificazione e implementazione sperimentale di un sistema di indirizzamento dei beni alimentari capace di contemplare molteplici destinazioni d’uso in funzione del tempo trascorso dalla produzione e delle condizioni nelle quali il prodotto è stato conservato.

  1. RICONCENTRAZIONE : gestione delle scorte al fine di poter tracciare i singoli prodotti e inserire sistemi di aggregazione.

  1. IMBALLAGGIO : messa a punto di sistemi di disimballaggio per estrarre il bene edibile dal suo imballaggio primario e indirizzarlo verso il corretto punto di riconcentrazione, anche in funzione di una stima della qualità nutrizionale del bene.

I risultati della ricerca avranno ricadute positive sull’economia della filiera alimentare, sull’ambiente e sull’occupazione e stimoleranno il trasferimento tecnologico, la nascita di nuove imprese e di spin off industriali.

I partner del progetto sono :

  • SACMI PACKAGING SPA – Imola
  • FUTURE SPACE SPA – Roma
  • SELEX ELSAG SPA – Genova
  • PLASTIC SORT SRL – Imola
  • ALFACOD SRL – San Lazzaro di Savena
  • CURTI COSTRUZIONI MECCANICHE SPA – Castel Bolognese
  • UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA
  • UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA

Oltre al Comune di Imola hanno manifestato il proprio interesse e prevedono di appoggiare le attività progettuali il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dello Sviluppo Economico.

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Per 900 kg di alimenti che vengono prodotti ogni anno per ciascun europeo, vengono scartati 180 kg di beni edibili inadatti alla distribuzione (e in minor misura legati a inefficienza produttiva). I 720 kg rimanenti subiscono ancora delle perdite, sia a causa della struttura del sistema distributivo (offerta in eccesso per spingere al consumo), sia per errori “domestici” (beni acquistati in eccesso o mal conservati o cibi preparati in eccesso rispetto al reale fabbisogno), divenendo infine solo 620 kg effettivamente consumati. I 100 kg di prodotti edibili perduti possono essere recuperati attraverso azioni che interessino sia l’interfaccia tra la distribuzione e il consumo che i metodi di consumo che i metodi di raccolta dei rifiuti. Si noti che con gli alimenti sprecati spesso finisce a discarica in modo irrecuperabile il relativo imballaggio. Si noti anche che lo scarto alimentare (180 kg/ab anno) può essere trattato all’interno dell’industria alimentare e viagra grapefruit non ha la caratteristica di diffusione e necessaria riconcentrazione che ha invece lo spreco (100 kg/ab anno).

Android 4 Ice Cream Sandwich finalmente sul Galaxy Note

Finalmente! Da mesi è stato rilasciata la nuova versione di Android 4 ICS (Ice Cream Sandwich) e solamente oggi Samsung ha reso disponibili gli aggiornamenti ufficiali anche in Italia per Galaxy Note.

L’aggiornamento è un po’ pesante (oltre 300mb) quindi il consiglio è di utilizzare Kies o scaricarlo direttamente dal cellulare tramite Wi-Fi. Anche perchè, subito installato, vi chiederà di esegire un ulteriore aggiornamento di circa 80mb per passare alla versione 4.0.4 (ma non si poteva far scaricare direttamente questa versione?). E’ già uscita la 4.1, ma non chiediamo poi troppo…

I primi “feeling” sono decisamente molto buoni, una maggiore fluidità rispetto alla 2.3, alcune utili funzioni inserite, un complessivo look&feel migliorato, anche per quanto riguarda le applicazioni di default.

Rimane un filo di amarezza per aver dovuto attendere la buona volontà di Samsung nel fornire l’aggiornamento, che comunque rimane indietro rispetto alla facilità d’uso e l’intuitività di Apple.

Tra Android e iOs, insomma, mi par di rivedere il film già proiettato di PC-Win e Mac. Complessità ma maggior diffusione da una parte, un’esperienza migliore ma molto più di nicchia dall’altra.

L’unica differenza, è che oggi Microsoft non c’è. Almeno per ora, vedremo che combinerà con Surface

Don’t Follow my Grillo

Da alcuni giorni sta tenendo banco una protesta nata da una ricerca di un professore della IULM. Questo Marco Camisani Calzolari (noto per aver contribuito a diverse attività Web del Cavaliere) sostiene che, numeri alla mano, numerosi follower del profilo Twitter di Grillo sono in realtà dei Bot.

Quale scoperta! Il Grande Dio della rete non ha, tra i suoi seguaci, solo persone reali ma anche una serie di profili “fake” o automatici. Apriti cielo…sul Corriere della Sera, su Repubblica, e su una serie di testate nazionali è stato preso questo numero come strumento per urlare “Il Re è Nudo!”.

Ora, non nutro grande ammirazione per il Grillo nazionale (solito disclaimer, diverso dai grillini…), ma questi numeri non mi paiono un grande strumento per sottolineare l’inconsistenza di diverse sue politiche. Perchè il web è diverso dalla tv. E il numero di follower è riferimento ben diverso dai rilievi Auditel.

Su Internet, poco serve guardare i numeri assoluti. E’ assai facile, ad esempio, acquistare dei “Like” su Facebook o dei “Follower” su Twitter. A volte, queste dinamiche esponenziali, peraltro, non sono nemmeno del tutto collegabili a chi gestisce i profili su Social Network. Una community è ben altra cosa. Non è community chi gonfia i propri contatti per avere più “spettatori”. Su questo, assai insipide sono le statistiche del tipo “Bersani ha più follower di Di Pietro” o “Vendola ha più amici di Berlusconi”. Anche gli algoritmi di classificazione della rilevanza dei motori di ricerca, PageRank di Google in primis, sono oggi in grado di depurare i propri risultati da questi finti valori.

Una community è altro. La rilevanza di un Attore Sociale è data non (solo) dai propri seguaci, ma da quanti attivamente leggono, rimbalzano, linkano, etc. i suoi contenuti. Insomma, i numeri assoluti poco contano. E’ la loro parte attiva che fornisce il termometro di centralità di un Attore.

Poi c’è la reazione. A questo ridicolo attacco, alcuni attivisti hanno risposto con proposte di attacchi come Mail Bombing (intasamento della casella), Dos (Denial Of Service), spam telefonico e varie modalità informatiche simili al comportamento del Politico-Comico Grillo dove sovrasti l’altro urlando, impedendogli di parlare, ammazzando il confronto. Al pari di ricerche vuote, anche questi atteggiamenti ammazzano la democrazia. E, insieme alle prime, andrebbero entrambi censurati ed evitati.

Arduino (i nuovi, vecchi, smanettoni)

Da qualche tempo sono molto incuriosito da Arduino, un controller per costruire prototipi automatizzati e programmarli tramite computer.

Non ho ancora provveduto ad ordinarne uno, anche se sono affascinato della spinta che si sta avendo oggi nell’informatica ad una sorta di “ritorno al passato” da smanettoni. Anche il progetto RaspberryPI (una box Gnu/Linux di dimensioni e prezzo contenuti) mi auguro possa avere successo, anche per incentivare un’inventiva diffusa e la sperimentazione da parte di piccole aziende, o anche singoli o gruppi di persone.

Anche perchè il nostro paese, scarso di risorse naturali, ha storicamente una grande risorsa da valorizzare di più: l’inventiva (e non a caso Arduino nasce da un Italiano).

BlackBerry non è più il preferito, BYOD

Sempre più aziende stanno abbandonando il BlackBerry. Come riportato anche dal Sole 24 Ore, la società canadese Research In Motion, produttrice della nota piattaforma mobile, sta perdendo sempre più appeal nei confronti delle grandi aziende, che optano sempre più per scelte alternative.

E’ un cambiamento da tempo scritto: sempre più i dipartimenti IT interni hanno richieste da parte dei dipendenti e dei collaboratori di poter utilizzare i propri device mobili anche per quanto riguarda le operazioni legate all’azienda della quale fanno parte. Bring Your Own Device (BYOD). Ovvero, utilizza il tuo dispositivo mobile, e la piattaforma aziendale si adatterà per supportarla. Questo tipo di approccio, anche se presenta aspetti legati alla sicurezza informatica da affrontare, è sempre più percorribile anche grazie ad approcci legati al Cloud Computing come Google Apps e simili.

Rimarrà nel mercato solo chi riuscirà a produrre dispositivi e piattaforme utili ed innovative, una competitività molto più spinta lasciando mano libera ai dipendenti nella scelta di quale smartphone utilizzare.

RIM saprà innovarsi con il BlackBerry 10 oppure è destinata a chiudere il suo glorioso ciclo?

Dell e Open Stack, Cloud Computing everywhere!

Lo staff di OpenStack, piattaforma di Cloud Computing Open Source, ha appena postato su Twitter la notizia del nuovo rilascio della piattaforma Dell Cloud basata sulla sua ultima release “Essex”.

Open Stack è un progetto molto interessante, dialogante con numerose distribuzioni Linux, che permette di costruire infrastrutture Cloud Computing anche all’interno delle proprie Server Farm. Il tutto Open Source, finanziato però da numerosi investitori.

Dell, la conosciamo, è una delle più grandi aziende costruttrici di computer.

Ne viene fuori un’interessante offerta economica, che aiuta ancora di più a chiarire quale ampio spazio di crescita abbia il mercato del Cloud Computing, e quante prospettive può ancora aprire. Cloud Pubbliche, Cloud Private, Infrastructure As A Service, Platform As A Service, Software As A Service. Non è un oscuro mantra, ma la direzione che sempre più prenderà negli anni a venire il mercato dell’ICT.

Pensavi di essere seduto sopra a 200 Milioni di $

Ho letto che Digg, piattaforma per la condivisione di link, è stato venduto per 500.000 $.

Ora, è chiaro che la cifra, di per sè, è di tutto rispetto. Ma se guardiamo agli ultimi movimenti, dalle acquisizioni miliardarie di Facebook (Instagram) o quelle di Google (innumerevoli) e le iniezioni milionarie di liquidità da parte di Venture Capital o simili nella più improvvisata delle startup, direi che è una valutazione notevolmente bassa. Solo nel 2006, si parlava dell’intenzione da parte della Grande G di acquisire Digg per la cifra di oltre 100 milioni, e oggi siamo a mezzo milione.

Il mondo dell’ICT è in enorme movimento. E questo movimento è pure molto rapido. Così ti può capitare che, ad esempio, pensi di essere seduto su 200 milioni e invece vedi che hai poco più di mezzo milione.

Sono scherzi dell’economia (ah, oggi Facebook è quotato al Nasdaq 30.75$).

Carpe Diem

Cloud Computing nella Pubblica Amministrazione

Qualche tempo fa mi ha intervistato Antonino Arcaria, giornalista per la testata E-Gov. Lo ringrazio ancora per le parole che ha usato nel suo Blog per commentare l’intervista, che potete trovare qui sotto e caricata su YouTube (non sono proprio venuto benissimo in video, per la verità!).

Si parla delle Google Apps implementate dal Comune di Imola e di Cloud Computing per sburocratizzare la Pubblica Amministrazione.

Immagine anteprima YouTube
internet

La Lotta Costituzionale al Digital Divide (ovvero: nelle Frazioni di Imola è arrivato Internet!)

Visto che da qualunque parte ci si volti si legge quasi esclusivamente le cronache delle notti allegre del nostro presidente, almeno nell’unico piccolo spazio che posso governare in autonomia butto lì un tema diverso.

Importante ma decisamente lontano dall’agenda politica nazionale: la lotta al Digital Divide.

Dalla costituzione:

Art. 21 - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”

Proposta da parte del Prof. Stefano Rodotà:

Art. 21 bis - Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”

In molti hanno commentato questa proposta, di attualità nei giorni in cui l’opinione pubblica mondiale di divideva sul tema WikiLeak. Così, a prima vista mi sento però di condividerla. Mettere mano alla costituzione per aggiornarla con nuovi diritti: si può.

E…tadà! :) Grazie al gancio del Prof. Rodotà butto lì una cosa carina che abbiamo fatto a Imola come amministrazione: una nostra piccola battaglia al Digital Divide. Visto che le frazioni della nostra città erano ignorate da qualsiasi operatore di Internet Veloce per motivi commerciali (pochi abitanti e troppo sparsi) abbiamo lavorato insieme ad Acantho e Wistar per diffondere la banda larga tramite l’utilizzo della tecnologia wireless. E ci si sta riuscendo. Già oltre cento utenti si sono collegati e navigano a velocità elevata, chiaramente pagando un canone in linea con quello di un’Adsl normale. E non c’è paragone, se si conta che l’unica alternativa era il vecchio modem 56K.

Il Comune ci ha messo 10 mila euro e il ruolo di coordinatore, Acantho la fibra a canone ridotto, Wistar tutta la parte di commercializzazione. Una squadra che ha portato a coprire le zone di Zello, Fabbrica, Ponticelli, Spazzate Sassatelli, Sesto Imolese, Casola Canina, Pieve di Sant’Andrea e parte dei Tre Monti. Mancano alcune zone collinari (più difficili da raggiungere) ma il progetto si avvicina al 100%.

Certo, nulla in confronto agli 800 milioni di € che il governo ha tagliato dagli investimenti sulla banda larga. Ma una nostra piccola parte l’abbiamo fatta…

Ah, se qualcuno è interessato e abita in queste zone parli con Wistar (051.750101).

Qui sotto un po’ di rassegna stampa

Mi scrivi un po’ di Linux?

este_11171410_17430Grazie ad una segnalazione di Sberla sulla mailing list di Imolug mi sono imbattuto in questo interessante articolo sullo sviluppo del Kernel Linux, ovvero il suo motore principale di funzionamento.

E l’articolo ci dice che, guarda un po’, Linux oggi sviene sviluppato in gran parte da dipendenti di multinazionali. Le quali sono piuttosto note per la scarsa propensione al mecenatismo ed allo sperpero di soldi (soprattutto quelle appena inserite tra le prime 500 aziende al nasdaq, come Red Hat).

Quindi perchè investire?

Beh, ecco il paragrafo in merito:

WHY COMPANIES SUPPORT LINUX KERNEL DEVELOPMENT

The list of companies participating in Linux kernel development includes many of the most
successful technology firms in existence. None of these companies are supporting Linux
development as an act of charity; in each case, these companies find that improving the kernel
helps them to be more competitive in their markets. Some examples:

  • Companies like IBM, Intel, SGI, MIPS, Freescale, HP, Fujitsu, etc. are all working to ensure that Linux
    runs well on their hardware. That, in turn, makes their offerings more attractive to Linux users, resulting
    in increased sales.
  • Distributors like Red Hat, Novell, and MontaVista have a clear interest in making Linux as capable as it can
    be. Though these firms compete strongly with each other for customers, they all work together to make the
    Linux kernel better.
  • Companies like Sony, Nokia, and Samsung ship Linux as a component of products like video cameras,
    television sets, and mobile telephones. Working with the development process helps these companies
    ensure that Linux will continue to be a solid base for their products in the future.
  • Companies which are not in the information technology business can still find working with Linux
    beneficial. The 2.6.25 kernel included an implementation of the PF_CAN network protocol which was
    contributed by Volkswagen. 2.6.30 had a patch from Quantum Controls BV, which makes navigational
    devices for yachts. These companies find Linux to be a solid platform upon which to build their products;
    they contribute to the kernel to help ensure that Linux continues to meet their needs into the future. No
    other operating system gives this power to influence future development to its users.

There are a number of good reasons for companies to support the Linux kernel. As a result, Linux has a broad
base of support which is not dependent on any single company. Even if the largest contributor were to cease
participation tomorrow, the Linux kernel would remain on a solid footing with a large and active development
community.”

Una delle frasi più forti è l’ultima: sviluppato da tanti, professionisti e aziende, tutti importanti ma nessuno indispensabile. Forse l’Open Source è la strada buona? Un motivo in più per rispondere con un convinto .

The Myth of the Isolated Kernel Hacker

P. S.
Tra poco c’è il Linux Day, anche a Imola e Faenza!!!