La Privacy su Internet
Chi parla di tutela della privacy su Internet ha un comportamento analogo a chi chiede di non bagnarsi quando va a fare il bagno in mare.
Voglio dire, non puoi chiedere di non essere seguito, guardato, letto se apri un sito che parla di te, dove scrivi tutto quello che ti capita e che ti passa per la mente. Il diario segreto, se ben ricordo, era chiuso da un lucchetto e nascosto, lettura vietata ai genitori. Su Internet, se scrivi una riga firmandoti con nome e cognome – e spesso anche se non li metti – ti esponi agli sguardi, alla curiosità, al pettegolezzo e, anche, al giudizio di tutti. E’ come urlare in pubblico e lamentarsi se si commenta quello che hai detto. Ma l’hanno sentito tutti!
Per questo, leggendo l’articolo su downloadblog.it dove si parla un’indagine su Twitter di CSI, sono un po’ scettico quando si parla di privacy su Internet. Senza scomodare gli americani, nè purtroppo la fiction, abbiamo l’esempio del delitto di Perugia, dove quasi tutti i coinvolti avevano un loro profilo su un social network. Agli occhi di molti come fosse – in sè – una prova della colpevolezza. Per ritrarre l’assassino si è studiato in lungo e in largo un video su youtube dove faceva l’imbecille. Ma venghino siori, se gli investigatori ne hanno bisogno ho valanghe di link a video idioti! Sono per caso tutti assassini?
Poi, se le aziende dove andiamo a fare un colloquio, prima di assumerci danno un’occhiata con google se il nostro nome compare in qualche sito internet, non ci vedo nulla di inquietante. Se non vogliamo esserci, se vogliamo rimanere senza un’identità digitale, la strada è molto semplice: non buttarsi pubblicamente in qualsiasi network, sperando in una crescita di contatti tra un giorno e l’altro! Scusate, ma prima di assumere qualcuno un responsabile personale non ha sempre chiesto in giro informazioni? Nel mio mondo sì. E chi di voi non ha mai – oh, nemmeno una volta! – cercato su Internet l’amico, se stesso o la persona alla quale era interessata? Tira pur giù la mano, non ci credo…
Se vogliamo tutelare la nostra privacy, la strada c’è. I limiti sono da imporre a chi potrebbe scrivere di noi, ma è un’altra storia. Se scriviamo noi la nostra vita quotidiana e la rendiamo pubblica, non è violazione della privacy se poi qualcuno la legge. Ma la nostra chiara intenzione.





