Sulla Class Action in Italia

Class ActionTutelare i diritti dei consumatori è sempre stato un argomento per me affascinante. Non nascondo la carica che mi trasmette un film come “Erin Brockovich” o sentire l’eco di iniziative americane contro le multinazionali del tabacco. Certo, il sistema giudiziario americano è profondamente diverso da quello italiano, ed in parte pure peggiore.

Sto parlando dell’ormai molto discussa “Class Action” (o Azione Collettiva), sistema con il quale – e parlo in maniera molto sporca – un gruppo di consumatori, cittadini, si possono mettere insieme per portare avanti una causa a qualche azienda. Si tratterebbe, insomma, di raccogliere in un unico procedimento diverse persone, tutte in ugual maniera danneggiate dalla stessa impresa (do you know Parmalat & c.?). Permettendo così di mettere insieme esperienze, lavoro, tempo e, soprattutto, risorse. Ovviamente, per pagare i migliori avvocati (…Italia, paese in mano agli avvocati…ma questa è un’altra storia).

Seguo l’argomento, ammetto superficialmente, da qualche tempo. Sapevo che il governo, in particolare Bersani, stava lavorandoci sopra (punto 12 di questo documento). Con un testo in alcuni punti criticabile.

L’interesse mi è tornato in questi giorni, dopo aver incontrato gli Amici di Beppe Grillo di Imola mentre raccoglievano le firme in centro.

Sono andato quindi a documentarmi, per vedere cosa si sta facendo a livello nazionale su quest’iniziativa che giudico molto interessante:

  • una Proposta di Legge della Rosa nel Pugno, con una breve scheda delle caratteristiche
  • altre Proposte (tra cui quella di Grillini) che bene o male riprendono la precedente

Due giorni fa è stata accantonata dalla discussione della finanziaria, con dispiacere da parte di numerose associazioni dei consumatori.

Penso sia giusto separare le discussioni e gli approfondimenti: far entrare a forza tutto dentro alla legge di bilancio è una pratica un po’ “spinta”. Deve comunque restare viva l’attenzione verso l’argomento, in particolare da parte dei deputati e senatori italiani.

Certo, le petizioni non mancano (anche le critiche) e le associazioni dei consumatori caldeggiano quello che alcuni chiamano “l’incubo delle multinazionali“.

Anche se io lo chiamerei semplicemente tutela del più debole, una tipica “cosa di sinistra” da dire con forza.

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Esercizi di Ritocco Fotografico per Il Giornale

ritoccoilgiornale.jpg

Riuscite a cogliere le differenze tra le due foto?
Sono immagini degli scontri di domenica fuori dallo stadio di Bergamo.

Già già… nella prima sulla maglia c’è una scritta (Milano) che dalla seconda, magicamente, scompare.

Le foto le trovate qui: Quotidiano.net ed ilGiornale.it

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AltroConsumo contro il Concorso sul Wi-Max

altroconsumo_c.jpgTorno, per l’ennesima volta, a parlare di WiMax. Contro il regolamento predisposto dall’AgCom, in verità su alcune parti criticabile, è stato presentato un ricorso al Tar da parte della MGM Production Group, azienda in altri paesi detentrice di licenze per questa tecnologia.

Ora, non sto a ripetere qui la storia di cos’è il WiMax, già fatto da altre parti. Sottolineo solamente che potrebbe essere la tecnologia per segnare la vera svolta nel superamento dell’Internet Digital Divide, molto diffuso nel nsotro paese.

A sostegno del già citato ricorso al Tar pochi giorni fa si è posta anche l’associazione AltroConsumo. Il punto più criticato è l’apertura a società che già sono possessori di una licenza UMTS alla partecipazione anche per ottenere permessi sul WiMax. Il regolamento dice che solo 1 licenza su 3 è preferibilmente assegnata ad aziende che ancora non hanno licenze UMTS.

Credo anch’io decisamente troppo poco. Rischioso come modello per la scarsa concorrenza che ne deriva. Non possiamo lasciare questa tecnologia morire o crescere con troppe difficoltà perchè frenata da grosse aziende.

Gli scenari adesso sono due:

  1. il ricorso non ha successo, si va all’assegnazione delle licenze (circa gennaio) e si spera nella bontà di alcune aziende e nella validità delle minori che hanno vinto la gara
  2. il ricorso vince, cancellato il bando. Tempi più lunghi per la pubblicazione di un altro e la speranza (ma non certezza) di veder nascere in futuro un WiMax migliore e più libero

Oltre a questi due, un’altra possibilità della quale bisogna però valutare la percorribilità: un’azienda pubblica (o a maggioranza pubblica) partecipa al bando e, assegnataria di una licenza, si comporta da azienda pubblica, senza guardare solo al bilancio.

Ci sto già lavorando, per quello che posso fare. Vi terrò aggiornati.

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