Gli eccidi di Pozzo Becca e Via Aldrovandi

pozzo-becca-1.jpgC’è una cosa che mi sta dando troppo fastidio in questo periodo, per quanto riguarda il comportamento della destra imolese. La vicenda che riguarda il ricordo dell’eccidio di via Aldrovandi ed il collegato Pozzo Becca.

Allego qui sotto un articolo di Valerio Baroncini del Carlino di Imola e uno di Massimo Mongardi del Domani per riassumere questa vicenda. Insieme a qualche fotografia, da ingrandire facendoci clic sopra, dei corpi ritrovati sul fondo del Pozzo.

Il Resto del Carlino Imola – maggio 2007

Eccidi partigiani, i familiari si costituiscono parte civile
Via Aldrovandi e Cologna Veneta: svolta nell’inchiesta

A DISTANZA di 62 anni hanno deciso di costituirsi parte civile. E in questo modo si sbloccherà l’inchiesta, aperta da anni, sull’eccidio dei loro familiari tra Cologna Veneta e via Aldrovandi. L’episodio che il 25-26 maggio del 1945 ha scosso Imola torna a galla: è lo storico Marco Pirina, studioso dell’associazione Silenter loquimur, a svelare l’ennesima svolta di una vicenda intricatissima. «Siamo pronti a proiettare un documentario sul caso Imola, sistemeremo una croce in Veneto in ricordo delle vittime — spiega Pirina —, mentre a livello locale i gruppi di An e Fi chiederanno al Comune di apporre una targa in via Aldrovandi, luogo del linciaggio. Infine a metà giugno organizzeremo un dibattito pubblico, condotto dall’inviato di guerra del Quotidiano Nazionale-Carlino Lorenzo Bianchi, a cui inviteremo anche le associazioni imolesi dei partigiani. Nostro scopo non è quello di riscrivere la storia, ma di scriverla. Dobbiamo rompere questo muro di silenzio che si è creato attorno ai fatti di Cologna Veneta e via Aldrovandi». I DUE EPISODI , collegati, sono al centro di un’inchiesta su cui indaga Sergio Dini, procuratore del Tribunale militare di Padova. Si tratta del tristemente noto linciaggio di fascisti avvenuto in centro a Imola e dell’uccisione di sei familiari di fascisti imolesi avvenuto a Cologna, all’ex asilo infantile di via XX Settembre, dove il gruppo si era ritrovato come ‘sfollato’. I sei erano stati fucilati sulle sponde del canale Guà, i corpi abbandonati alla corrente. Queste le vittime: Iride Baldini, 36 anni, e il figlio Alessandro di 16. Luciana Minardi, coetanea di Alessandro, Giuliano Ferri di 19 anni, Speranza Ravaioli di 31 e Amleto Tarabusi di 26. A Imola invece morirono dodici persone. I due episodi, secondo le ricostruzioni fatte negli anni dai partigiani, fu la reazione alla strage del pozzo Becca. Nel pozzo, profondo trenta metri, di un magazzino per la frutta furono calati il 13 aprile i corpi seviziati (occhi e unghie strappati, testicoli bruciati) di sedici partigiani e civili che erano stati tenuti in ostaggio nella Rocca Sforzesca dai tedeschi e dal distaccamento della Brigata repubblichina ‘Mario Zecchini’ di Bologna. Ma per Pirina «l’eccidio di via Aldrovandi e quello di Cologna sono avvenuti in violazione delle convenzioni di Ginevra». E così sono scattate le denunce e adesso la decisione dei familiari di queste vittime (tanti non vivono più a Imola dopo quei terribili fatti) di costituirsi parte civile. Qualcuno dei partigiani che andarono a Cologna è ancora vivo: sarà ora Dini a decidere se iscriverli o meno nel registro degli indagati. va. ba.

Il Domani di Imola – mercoledì 30 maggio 2007

POLEMICA Replica dei Ds sull’eccidio di via Aldrovandi
La destra fa un uso improprio della storia

IMOLA. Dopo il corteo di Forza Italia e An tenutosi sabato scorso contro l’eccidio di 16 fascisti linciati dalla popolazione imolese nei giorni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale sull’ormai famoso camion in via Aldrovandi, è arrivata la reazione della sinistra radicale (Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi, Arci, Legambiente) che ha subito condannato l’iniziativa colpevole «di revisionismo storico».
Ieri sull’argomento hanno preso la parola i Ds. Secondo il segretario della Quercia di viale Zappi Massimiliano Stagni, «la destra imolese fa un uso improprio della storia che, a distanza di anni, consiglia una lettura più appropriata in relazione a un paese sconvolto dalla guerra e dall’occupazione straniera. Per comprendere la vicenda politica dell’Italia di quel tempo occorre calarsi in una riflessione che colga appieno quel momento storico. Parlare dell’eccidio di via Aldrovandi senza metterlo in relazione con il massacro del “pozzo Becca” significa occultare la verità».
Stagni puntualizza pure che «le brigate nere trasportate dal camion di via Aldrovandi erano i diretti responsabili delle torture e dei morti del “pozzo Becca” e delle numerose efferatezze di cui si macchiarono i fascisti, in particolare negli anni tra i l ’43 e il ’45».
Il segretario Ds ricorda poi che «la compassione umana per tutti i caduti non può fare venire meno le ragioni della democrazia e della libertà che animavano i partigiani, i quali condussero la Resistenza, e le forze alleate contro l’oppressione del regime fascista e nazista. Quei valori sono alla base delle celebrazioni ufficiali della festa della Repubblica del 2 giugno che ha fortissimamente voluto Carlo Azeglio Ciampi quando era presidente della Repubblica ».
Per queste ragioni i Democratici di sinistra saranno presenti, come tutti gli anni, al tradizionale incontro tra partigiani e cittadini della Faggiola promosso dall’Anpi, il 10 giugno prossimo, nel 63esimo anniversario della gloriosa 36esima brigata “Garibaldi “Bianconcini” e nel sessantesimo anniversario della nascita della Costituzione italiana che risale al 27 dicembre del 1947 ed è entrata in vigore il primo gennaio 1948 quando il presidente della Repubblica era Enrico Di Nicola.

pozzo-becca-2.jpgLa descrizione dell’eccidio del Pozzo Becca, dal Museo Virtuale della Certosa, è questa:

Eccidio del Pozzo Becca. Il 12 aprile 1945, due giorni prima della liberazione, le brigare nere di Imola e un reparto di SS prelevarono numerosi prigionieri dalle carceri della Rocca e ne uccisero 16, dopo averli a lungo torturati, li uccisero. I cadaveri finirono nel pozzo dello stabilimento ortofrutticolo Becca, in via Vittorio Veneto. I resti delle vittime furono recuperati qualche giorno dopo la liberazione di Imola. Il maggiore I.C. Ried, della polizia militare inglese, dopo avere diretto il ricupero delle salme disse: «Non ho mai visto in vita mia uno spettacolo così orrendo. È incredibile che tanta crudeltà possa esistere in esseri umani». Il 13 febbraio 1948 la corte d’assise speciale di Bologna condannò a 30 anni di reclusione Pietro De Vito e Delendo Vassura, riconosciuti colpevoli dell’eccidio. Le vittime sono: Bernardo Baldazzi, Dante Bernardi, Gaetano Bersani, Duilio Broccoli, Antonio Cassani, Guido Facchini, Mario Felicori, Paolo Filippini, Cesare Gabusi (in alcuni elenchi è citato come Cesare Galassi), Secondo Grassi, Ciliante Martelli (in alcuni elenchi è indicato come Augusto), Mario Martelli, Corrado Masina, Domenico Rivalta, Giovanni Roncarati, Augusto Ronzani. Il processo contro tutti i responsabili non fu celebrato. [Nazario Sauro Onofri]

E’ stato anche con il viaggio a Mauthausen che ho visto la crudeltà del periodo della seconda guerra mondiale. Una crudeltà che si ritrova leggendo la storia imolese dell’eccidio del Pozzo Becca. Sono le pagine più brutte scritte dall’uomo. E’ terribile anche solo pensare a chi, estraendo i corpi dal Pozzo, si è trovato davanti ad amici, compagni, familiari così barbaramente e terribilmente torturati, uccisi.

Non è riaprendo queste vecchie, profonde e dolorose ferite che si riuscirà a vivere più serenamente nei nostri giorni. E, davvero, la prima cosa della quale oggi avrebbe bisogno la nostra società sarebbe meno rabbia, astio, paura e un po’ più di serenità.

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Commenti

  1. Dei fascisti se ne è parlato abbastanza ed hanno avuto le loro punizioni e nel bene e nel male hanno pagato, ma che ne dite di tutti quei partigiani che si sono macchiati di orrendi delitti degni del peggior mostro e non hanno mai pagato? Anzi, hanno avuto posti di comando nella ricostruzione dell’Italia e sono stati coperti d’oro e di gloria. VERGOGNA A LORO!! Perchè non si è fatto con loro ciò che si è fatto, giustamente, con i fascisti?

  2. “simone Says:
    Maggio 27th, 2008 alle 14:52
    alessandro non meriti risposta..impara un po’ di storia prima di parlare..”

    concordo in pieno…impara un po’ di storia..
    …leggi “Asce di Guerra” di Wu Ming e Vitaliano Ravagli, nel libro è citato l’episodio del pozzo di Becca e spiega molto bene cosa successe in Italia nel dopoguerra, soprattutto spiega il trattamento riservato ai partigiani

  3. Vitaliano Ravagli però è stato partigliano, quindi se si è alla ricerca della verità, e dico la vera verità, non quella che fa comodo, bisognerebbe attingere a informazioni imparziali. Non credete?

  4. Provate a parlare di partigiani come Coppola Canpenave ecc dalle mie parti Varazze S.pietro d’Olba Sassello (SV) ecc,poi sapetemi dire, purtroppo è tardi e i vecchi che SAPEVANO e avevano paura a parlare(con ragione poverini) non ci sono più. La storia la scrive sì chi vince la guerra,ma la verità anche tardi viene a GALLA.

  5. Per 20 anni i fasciti hanno stuprato la mente e la libertà dei poveracci oltre ai soprusi e alle uccisioni delle squadracce. Li hanno umiliati e ridotti a larve senza dignità, hanno sfruttato contadini e operai trattandoli come bestie da soma annullandone l’individuialità e la personalità con LA PAURA. Poi ci si domanda il perchè di certe reazioni violente nel periodo della resistenza che hanno purtroppo coinvolto anche chi non era direttamente camicia nera. Ma per favore riprendete in mano i libri di terza media, bastano quelli. Berlusconi e i neofascisti al governo (nonchè i Pansa di turno a libro paga del Nano e della Mondadori) vi hanno lobotomizzato il cervello. ANDATE A STUDIARE IGNORANTI!